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Castello di San Giorio

Castello di San Giorio

Il castello di San Giorio è quello che ha conservato l'aspetto più medievale dell'intera valle. La sua origine è ancora avvolta nell'incertezza; di certo si sa che, fin dal luglio 1029, il fortilizio venne infeudato dal marchese di Torino Olderico Manfredi e da sua moglie Berta al monastero di S. Giusto di Susa, il quale lo possedeva ancora nei primi decenni del XIV secolo. Tra i molti vassalli che ebbero in tutto o in parte il castello, vi furono gli esponenti delle più importanti famiglie medievali della valle, i Bertrand di Montmélian, i Calvi di Avigliana, i Chignin di Villarbasse e gli Aschieri di Susa. Nel XVI secolo passò alle dipendenze dirette dei Duchi di Savoia. Carlo Emanuele I lo donò al figlio naturale don Emanuele di Savoia che, nel 1636, lo cedette al fratello Vittorio Amedeo. Il Duca lo infeudò quindi al colonnello Ressano di Pinerolo, governatore di Susa e capitano delle truppe ducali, in riconoscenza del valoroso comportamento tenuto nella battaglia di Avigliana del 1630 contro i Francesi di Luigi XIII. Nel 1691 il castello, difeso dalle truppe di Vittorio Amedeo II, fu attaccato e preso dal generale francese Nicolas Catinat. Dopo la conquista venne parzialmente smantellato con l'uso delle mine ed avviato ad una sicura decadenza. L'ultimo signore di San Giorio e del suo castello fu Giuseppe Prever di Giaveno, il quale ottenne nel 1795 la patente di nobiltà e l'infeudazione di San Giorio. Il castello era costituito di due gruppi di fortificazioni: il castello superiore, di più antica origine ed il castello inferiore, di più modeste dimensioni e del quale, in seguito alle distruzioni ordinate dal Catinat, non restano che alcune rovine, tra cui uno spigolo di torre quadrata ed i muri perimetrali del corpo centrale, privi di merli. L'intero complesso del castello era circondato da una cinta merlata che si sviluppava per una lunghezza di cinquecento metri.


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