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Abbazia di Novalesa

Abbazia di Novalesa

L'abbazia della Novalesa, una delle più famose e potenti dell'Italia dell'Alto Medioevo, dedicata a San Pietro e Sant'Andrea, fu fondata il 30 gennaio 726 dal nobile franco Abbone, patrizio di Susa e della Moriana. Si trattò certamente di un atto legato alla devozione religiosa, ma anche di una meditata decisione strategicopolitica: infatti il villaggio presso cui sorse l'abbazia si trovava ai piedi dell'itinerario di salita per il valico del Moncenisio, la punta avanzata del dominio dei Franchi verso le terre piemontesi dei Longobardi. Per poco più di due secoli Novalesa visse in tranquillità, arricchendosi di nuove donazioni e di cospicui beni fondiari.
I primi gravi problemi sorsero attorno al 906, quando l'abbazia venne saccheggiata dalle bande dei Saraceni che infestavano le principali strade delle Alpi; i monaci ripararono a Torino. Nell'ultimo decennio del X secolo l'abate Gezone inviò al primo monastero alcuni monaci guidati dal priore Brunigo per restaurare i vecchi edifici e riprendere l'attività nell'antica sede. Ciò nonostante l'istituto monastico non raggiunse più lo splendore di un tempo, anche per l'influenza determinante delle due nuove abbazie di S. Giusto di Susa e di San Michele della Chiusa, appena fondate. Il declino dell'Abbazia, come per le altre fondazioni monastiche, avviatosi lentamente già intorno al XIII secolo, proseguì in quelli successivi. Nel 1645 alla Novalesa c'era soltanto un monaco: per questa ragione vennero chiamati i cistercensi. Questi vi rimasero fino al 1802, quando Napoleone soppresse definitivamente l'abbazia accorpando i suoi beni a quelli dell'Ospizio del Moncenisio. Progressivamente alienati e venduti i beni, l'ex abbazia fu prima trasformata in casa di cura termale, poi ceduta al Convitto Nazionale Umberto I che la destinò a sede estiva dei convittori. Infine nel 1973 il complesso fu acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Torino che, dopo aver intrapreso numerosi e laboriosi restauri, la riaffidò ai monaci benedettini.


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